Intervista Director Corporate Affairs VanDrie Group con responsabilita la sicurezza alimentare

12-06-2007
 

Intervista Henny Swinkels, director Corporate Affairs VanDrie Group

Bron: Meat&Co mei 2007

Secondo Henny Swinkels, direttore agli Affari Generali del VanDrie Group, è fondamentale operare in maniera responsabile quando si tratta di prodotti alimentari. «Operando nel settore alimentare si è coinvolti in uno degli aspetti più essenziali della vita», afferma. Secondo Swinkels dovremmo riflettere più spesso su questo dato di fatto. Così facciamo con questa intervista.

“LA SICUREZZA ALIMENTARE È UNA GRANDE RESPONSABILITÀ”

«La sicurezza alimentare è una grande responsabilità. La politica agricola europea era basata, in di principio, sulla carenza strutturale di prodotti alimentari. Negli anni '90 si è verificata una svolta e si è passati dalla carenza alla sovrabbondanza. Sono state così intraprese discussioni circa una politica agricola comune, trattando argomenti relativi non solo alla sicurezza generale, ma anche alla sicurezza alimentare e alla salute degli animali.

Nei prossimi decenni la sicurezza alimentare sarà garantita al meglio nell'Europa occidentale, ma nel resto del mondo la situazione è completamente diversa. Oltre alla gestione degli animali, alla stabulazione, al trasporto, alla ricerca e ad aspetti analoghi, a mio parere il fulcro della questione è rappresentato da un utilizzo funzionale degli animali, mediante una valorizzazione completa di tutte le proteine ed i grassi animali. Come produttori abbiamo il dovere di mettere a disposizione proteine pregiate per scopi sensati e quello più sensato è il consumo».

“IL BIOCOMBUSTIBILE POTREBBE ESSERE IL FIASCO DEL SECOLO”

«Oggigiorno tutta l'attenzione è rivolta al biocombustibile. Come possiamo continuare a soddisfare al nostro fabbisogno energetico? Attualmente allo scopo vengono impiegate materie prime, utilizzabili come cibo sia per l'uomo, sia per gli animali. A mio parere questo significa stravolgere il mondo e ritengo che il biocombustibile possa diventare il fiasco del secolo. Non è possibile che i prodotti alimentari di base vengano utilizzati, per esempio, per fare funzionare le nostre automobili. A questo scopo si possono utilizzare i residui alimentari dopo un processo di lavorazione, ma trovo incomprensibile ciò che stiamo facendo ora. Il 40% della popolazione mondiale soffre di fame e noi utilizziamo i prodotti agricoli come banale combustibile. Le colture primarie devono essere destinate all'alimentazione umana e animale».

“LO SQUILIBRIO DEVE ESSERE COMPENSATO”

«Recentemente sono stato in India, un Paese con un miliardo di abitanti, da dove proviene oltre il 60% dei prodotti TIC (Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni). Una cultura assai affascinante, ma nell’interno una famiglia deve tirare avanti con un dollaro al mese. Non possiamo tollerare a lungo questa situazione che è la conseguenza di uno sbilanciamento che va compensato.

I nostri bambini beneficeranno dei frutti delle decisioni e delle misure che adottiamo oggi.

A mio parere, amministrare un'azienda significa agire sul futuro e non parlare del passato. Ci occupiamo troppo poco del pensiero e della gestione. Nell'accettazione sociale di un'azienda come il VanDrie Group rientra anche l’assunzione delle nostre responsabilità in tal senso. Si tratta di un investimento in profondità. Il mio ruolo richiede più tempo nelle riunioni con parti esterne che in quelle con parti interne, ma questo abbinamento offre vantaggi sinergici per entrambi».

“IL PRODUTTORE É SOTTO PRESSIONE”

«Le persone godono anche del piacere della tavola. Oggigiorno plachiamo il nostro senso di fame più volte al giorno; pascoliamo di più. Una delle conseguenze di ciò è che i produttori vengono richiamati alle loro presunte responsabilità come, ad esempio, alle porzioni smisurate che causano l'obesità. Naturalmente l'alimentazione è una delle cause principali dell'obesità, ma al pari di una vita sedentaria. Oggi abbiamo troppi bambini computer-dipendenti. Esiste una correlazione con l'alimentazione, ma questa non costituisce la causa principale dell'obesità. Tuttavia, dato che non vinceremo mai questa lotta proviamo almeno ad adeguarci, continuando comunque ad indicare altri fattori. Abbiamo una grande responsabilità, ma ciò non significa che siamo responsabili di tutto. A tale proposito ho alcune domande. Dobbiamo produrre in base alla richiesta del consumatore? Chi è il nostro committente effettivo? Il dettagliante? Ma chi è il dettagliante? Il consumatore è il committente? Il cittadino?

Non lo sappiamo, quindi per semplicità riteniamo responsabili i produttori, che sono cos’ì sotto pressione. Essi vogliono produrre ciò che chiede il mercato, ma lo devono fare in maniera responsabile e, soprattutto, economica. Se il produttore soddisfa tutti i requisiti del mercato, lo stesso mercato, chiunque lo rappresenti, dice che il prodotto deve essere un po’ meno salato nel gusto e nel prezzo. Noi produttori non siamo le vittime ma siamo soggetti a grandi pressioni e sollecitazioni».

“ABBIAMO ATTRIBUITO UN VALORE TROPPO BASSO ALLA CARNE”

«Nell’ambito della minaccia della carenza di cibo è necessario fare in modo che i “prodotti siano a buon mercato”. Penso che siamo andati troppo oltre concentrandoci esclusivamente sul prodotto più economico, facile da preparare ed in maggiore quantità. Volgiamo il nostro disappunto agli acquirenti, ma siamo noi i responsabili. Dimentichiamo che la carne è un prodotto prezioso con un valore nutritivo elevato ed una lunga storia, al quale è collegato un prezzo di costo elevato. Dimentichiamo di tenere in giusta considerazione il vero valore aggiunto che la carne offre alla vita per il miglioramento della sua qualità. La carne è basata sulla storia dell’acquisto. Io vedo il futuro il settore della carne costituito da operatori di mercato che valorizzano le proteine di qualità. Attualmente la carne è un prodotto d’acquisto nella catena, fino al consumatore, ed è proprio qui il collo di bottiglia.

Facciamo troppe poche conversioni in denaro, diversamente da altri settori. Il consumatore considera la sicurezza della carne come qualcosa di ovvio e non è disposto a pagare di più. È necessario recidere il legame tra carne e basso prezzo. La carne è un prodotto di valore, con un tenore di vitamine e minerali elevato e disponibile in misura limitata che richiede il giusto prezzo. Un prezzo reale, che possibilmente sia il doppio rispetto ai costi per porzione al consumatore. È necessario valorizzare la carne con maggiore enfasi, evidenziandone maggiormente i pregi. È importante che i consumatori e i produttori si rendano conto che la carne è merce preziosa. Possiamo recidere il legame di cui parlavo sopra con lo sviluppo sociale. Si devono tenere in considerazione tutte le critiche giuste, valorizzando l'animale ed allevandolo sempre con la massima cura. Oserei dire che nei supermercati non esiste un articolo prodotto con tanta attenzione, empatia e cura come la carne. Questo non è un rimprovero diretto ai dettaglianti ma all'intera collettività. Attribuiamo un valore troppo basso alla carne. Se non le attribuiamo un valore nettamente superiore, il settore finirà nel caos».

“CREEREMO UNA BUONA PIATTAFORMA DI COMUNICAZIONE”

«Le previsioni relative alla sicurezza alimentare presentano svariati aspetti. Sono completamente d'accordo con la linea 'controllo del controllo' ma sono anche per fermare coloro che fanno intenzionalmente della carne un prodotto a rischio, causando danni all'intera filiera. In Europa deve essere presente un solo ente che vigila sulla sicurezza alimentare. Potremo quindi applicare una seconda etichetta sui prodotti con i valori aggiuntivi. In un prodotto di qualità è quasi sempre indicato il contenuto reale o presunto. Per la carne viene prescritto ciò che essa non deve contenere. Non è strano? La carne è un bene prezioso quanto l'oro e la trattiamo come un articolo usa e getta. È necessario costruire una buona piattaforma di comunicazione. Non so ancora chi lo farà e dove, ma che questo si verificherà è certo. Se pensiamo che la carne sia un prodotto meccanico e non teniamo in adeguata considerazione il rapporto tra l'uomo e l'animale e la relativa dedizione artigiana, il settore cesserà di esistere e nell'epoca della banda larga e degli schermi piatti produciamo ancora visioni in bianco e nero».









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