26-05-2020

Insieme per un risultato migliore

All’interno del VanDrie Group si parlano molte lingue. I nostri colleghi di ESA, una delle nostre aziende di lavorazione della carne di vitello, hanno almeno 21 nazionalità diverse. Un esempio lampante sono Kiflemariam e Haben, due collaboratori di origini eritree. Ci parlano del loro lavoro presso la ESA


Kiflemariam e Haben ci raggiungono il pomeriggio del venerdì, al termine di una lunga settimana di lavoro. Un interprete ci aiuta con la traduzione. Kiflemariam en Haben vivono in Olanda già da alcuni anni e parlano discretamente olandese e inglese, ma dato che questa mattina erano già al lavoro di buon’ora, ci confidano di essere lieti di poter raccontare la loro storia nella propria lingua madre.

Kiflemariam non avrebbe mai pensato di parlare una lingua diversa dalla sua lingua madre, né tantomeno di finire a lavorare per un'azienda che lavora la carne. “In Eritrea non abbiamo nulla di simile. Ognuno lavora la propria terra e ci si divide una mucca con i vicini. Ma in Eritrea sarebbero gelosi della precisione con cui lavoriamo quotidianamente oggi!”

Trovare un lavoro dopo essere arrivati in Olanda come richiedenti asilo e aver ottenuto lo stato di rifugiati, non è stato così facile. Senza la padronanza della lingua, sostenere un colloquio di lavoro o scrivere una lettera motivazionale non sono cose da poco. Kiflemariam aveva sentito parlare di ESA a un corso per l'integrazione ed è entrato in contatto con un'agenzia di collocamento che collabora con l'azienda. Tramite un'agenzia di collocamento e l'ufficio per l'impiego del Comune di Apeldoorn, Kiflemariam e alcuni amici hanno visitato l’ESA. Dopo una visita guidata all'azienda, lavorare lì è sembrata loro una buona prospettiva.

Rowie Mennenga, consulente per le Risorse Umane presso ESA, ci racconta come è andata dopo quella visita:‘’I signori hanno iniziato presto a lavorare da noi, anche se si sono dovuti abituare al lavoro in una grande azienda. Anche noi ci siamo dovuti adattare, ma questo è normale in un contesto multiculturale. In ambito lavorativo, in Eritrea, tutto viene gestito in maniera piuttosto informale. Lì non conoscono contratti di impiego e il conseguente obbligo di recarsi quotidianamente al lavoro. Così, uno dei lavoratori eritrei, dopo i primi giorni era molto stanco ed è rimasto a casa un giorno per riposare. Comportamento che in Eritrea non sembra così strano, perché non esiste il concetto di certi obblighi. Un giorno senza lavorare è, semplicemente, un giorno senza guadagno. I nostri colleghi, invece, non capivano perché fosse assente dal lavoro quella mattina e si sono preoccupati per lui. Dopo un paio di tentativi, l'interprete è riuscito a contattarlo telefonicamente e tutti si sono tranquillizzati. Solo attraverso il confronto è possibile comprendere le ragioni di determinati comportamenti. Entrambe le parti apprendono dalle rispettive differenze culturali e, alla fine, si trova il modo di convivere. A volte tutto si risolve in una risata!" 

Kiflemariam e Haben possono confermare che tutti gli inizi sono difficili. I ritmi di lavoro di ESA sono più elevati rispetto a quelli cui erano abituati in Eritrea. Se, in Eritrea, un arbitrario giorno di riposo è la cosa più normale del mondo, la telefonata di un responsabile ESA preoccupato ha sorpreso Kiflemariam. I primi due mesi sono stati molto duri per Kiflemariam e Haben. Le giornate lavorative lunghe, che iniziano presto al mattino, e il lavorare con nuovi colleghi sono stati motivo di stress. Per questo, i colleghi di ESA fanno del proprio meglio per dare più supporto ai collaboratori eritrei. Cose apparentemente semplici, come una parola di incoraggiamento, o a volte anche un gesto, e l'alternanza di compiti diversi hanno avuto un effetto positivo per Kiflemariam. Ripesando a quel periodo, ammette: "Mi è stato tolto un peso dalle spalle, ci tenevo tanto a fare bene! Per questo mi sentivo così sotto pressione. Ora sono i miei colleghi a dirmi che devo prenderla con più calma."

Il supporto sul lavoro è molto importante. ESA è consapevole dell'importanza di abbattere le barriere linguistiche e sa che sviluppare una competenza professionale è essenziale. Rowie: "Il nostro interprete li aiuta anche in questo. Inoltre, vengono supportati da assistenti sociali, attraverso il centro per l’integrazione di Apeldoorn e l'ufficio per l'impiego del Comune. Siamo contenti di poter aiutare i rifugiati in questo modo, contribuendo alla loro integrazione nella società olandese. D'altra parte, questo è un obiettivo che possiamo raggiungere solo lavorando tutti insieme."

La nostra intervista volge al termine. Improvvisamente, Kiflemariam estrae dalla tasca il proprio cellulare e inizia a cercare qualcosa freneticamente. Con la rapidità con cui è stato estratto dalla tasca, il cellulare viene anche girato verso di noi. Sullo schermo vediamo una foto di Kiflemariam e i suoi colleghi che stringono in mano il loro primo contratto di lavoro. La nostra conoscenza della sua lingua non è migliorata nel corso dell'intervista, ma il sorriso di Kiflemariam è linguaggio universale! L'interprete ha assistito alla scena senza necessità di intervenire. Per l'orgoglio di Kiflemariam mancano le parole, non solo in olandese, ma in qualunque altra lingua.



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